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Paolo Prato

Prince. Tutti i testi con traduzione a fronte

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«Il più grande rinnegato del sesso in musica dai tempi di Little Richard.» Così un fantasioso recensore salutò Prince al suo apparire, una decina d’anni fa. Il tempo avrebbe confermato quel giudizio, aggiungendo colori alla già ambigua tavolozza: Prince profeta della nuova musica, quella ibrida del secondo millennio, Prince spudorato attore mélo, Prince enigmatico sfinge capace di celare in un labirinto la sua privacy, la sua stessa identità. Oggi lo sfrontato ragazzino del primo album è diventato il re della musica nera, un sovrano così potente da ridurre al rango di valletto anche un boss commerciale come Michael Jackson; e nel corso della sua ascesa al potere non si è mai compromesso, fedele allo stile visionario che tanto deve a Jimi Hendrix, alla torbida sensualità che lo avvicina a Little Richard, all’asciutta ritmica folgorante che riprende certe intuizioni di James Brown e di Sly Stone. Se la musica di Prince è nota a tutti, non così i testi, spesso non inclusi nei long playing. Qui se ne dà conto completamente, per la prima volta in Italia; non manca una sola riga del Prince-pensiero, ora capriccioso ora beffardo ora tenero e disarmante, secondo il mutevole umore del personaggio. A far da guida nel lungo tragitto, una esauriente introduzione di Paolo Prato e una discografia dove fra l’altro si svelano i misteri del mitico black album, il disco mandato al macero da Prince quand’era pronto a invadere a milioni di copie i negozi di tutto il mondo.